Le distanze e il senso di appartenenza che ti salva
Parole di mamma, Vita da mamma

Quando il senso di appartenenza ti salva la vita

Sono abituata alla solitudine, a non vedere la mia famiglia, a godere delle piccole cose della giornata nei miei spazi. Amo la casa che abbiamo, in cui a piccoli passi abbiamo messo parti di noi. Ce la siamo sempre goduta, con un’illustrazione che abbiamo fatto realizzare e abbiamo appeso dopo anni e pareti vuote, con quadri che mi ricordano i nostri viaggi.
Abbiamo una casa semplice ma arredata con il nostro gusto e in questo nostro mondo abbiamo realizzato uno studio per il mio lavoro, una cameretta per far giocare i bambini e inserire tutte le macchine di Francesco. Ogni oggetto della nostra casa è vissuto e amato ed è anche per questo che qui, chiusa per obbligo, non sto male. Penso a tutte quelle famiglie che hanno arredato solo per sfarzo o per avere la casa perfetta ma magari stanno fuori tutto il giorno, escono a passeggiare, vivono un quotidiano poco sentito. Non godono delle piccole cose, non si aggrappano con amore a ogni oggetto che fa parte della loro vita, per abitudine, cultura, modo di vivere o per qualsiasi altra ragione che io non posso conoscere.

A loro va il mio pensiero, perché in questo momento si ritrovano in ambienti sconosciuti, in una casa che sembra di vedere per la prima volta.
Il senso di appartenenza, oggi, è importante. Lo è per noi ma anche per i bambini che devono essere abituati a stare fuori, a stare con i nonni ma anche ad apprezzare ogni angolo del loro guscio. A sentirsi completi anche senza giochi costosi, a divertirsi senza per forza utilizzare il tablet o trascorrere le ore col telefono in mano anche se hanno solo quattro anni.

Ecco, questa quarantena forzata dovrebbe farci riflettere, aiutarci a mettere in discussione tutte le nostre abitudini. A rivalutare il senso di appartenenza, i nostri spazi e le nostre esigenze, il nostro approccio alla vita e al futile. Perché in un soffio abbiamo perso tutto quello che ci faceva sentire forti e appagati ma anche fragili e – oggi mi sento di dire – illusi.

Questo è il tempo in cui dobbiamo guardare dentro di noi, svuotare l’anima e alleggerirla. Prendere in mano libri che abbiamo comprato e mai letto, insegnare ai bambini a fare senza avere. È il tempo in cui affacciarsi sul balcone dovrebbe aiutare a immaginare, far diventare il momento della preparazione di una pizza in casa come la creazione di un ricordo speciale. È il tempo in cui dirsi grazie non dovrebbe essere mai abbastanza e quel come stai, quasi accennato per paura, dovrebbe diventare il regalo più bello della giornata.
È il tempo per abbracciarsi anche se lontani, apprezzare quella sensazione che ti scalda dentro anche se non hai due mani che ti stringono. Le vedi uguale, anche se da uno schermo, e le apprezzi perché arrivano da lontano ma ti fanno sentire uniti più che mai. Come me, che in 7 anni di lontananza dalla Sardegna ho fatto di una videochiamata un terreno prezioso in cui camminare ogni volta che mi sono sentita persa.
O un sorriso in una foto.
O una parola detta a metà ma pensata.
Come me, che in 7 anni di lontananza ho sempre sentito al mio fianco tutti i miei cari. Quando al nono mese ero sola a casa di notte ma loro c’erano, quando partorivo e avrebbero visto i miei bambini dopo 6 mesi dalla loro nascita. Quando stavo male e avevo bisogno di aiuto o mi sentivo persa o mio padre era in terapia intensiva per un infarto in corso. Quando non ero presente ai funerali in cui volevo essere in prima fila o loro non c’erano durante le feste di compleanno dei miei figli.
In tutti i momenti di distanza, ho sempre pensato che questa solitudine aveva anche un senso, era la mia forza, una forza che oggi mi fa vivere la quarantena con più “leggerezza”.

Quindi sì, il senso di appartenenza oggi è una grande salvezza. Aiuta a non perdere lucidità anche se si è meno concentrati del solito. Rende più sereni anche se ogni giorno le notizie sono buie.
Provateci anche voi a fare questo percorso interiore. Non pensate ai pranzi della domenica con mamma e papà, al cornetto al bar o all’uscita con l’amica.
Loro ci sono lo stesso, sono lì con voi ma in modo diverso. Per ora è questo che conta.

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